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  a cura di Orazio Paternò
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THE VERDE: ENDOSCOPIA DI UNA PROMESSA

 

 

Il limaccioso mondo dei super-alimenti e degli integratori miracolosi partorisce polpettoni avvelenati a corrente continua, ma con due picchi di desolazione: all’approssimarsi dell’estate e al termine delle bulimie natalizie. Un mercato, però, sempre più a corto di novità, costretto ad attingere a un repertorio un po’ fané e che replica gli standard tematici della tradizione salvifica a costo zero: diete “fast” per riguadagnare in pochi giorni il pallido ricordo dello sdutto sembiante (se  mai c’è stato), super-frutti per “depurare” un immaginario fardello di tossine (quali?) di marca natalizia e l’oramai classico THE VERDE (e i suoi supplementi)  che seduce più di tutti con sprazzi di fascino rievocati sia dai cerimoniali del “the” tipici delle tradizioni cinese o giapponese e da quel mondo orientale in generale che ispira tanta devozione, sia dal movimento para-religioso del “naturale” genuflesso al monoteismo cromatico del “verde”, parola intrisa di tanta retorica un-tanto-a-fuffa, ma che traina sempre. 

Grazie a questo combinato disposto semantico, quella del the verde è diventata una moda incrostata nel tempo ed elevata a totem dimagrimento facile. Tale calcificazione ha fissato un rapporto diretto e costante  con i nostri recettori emotivi, soffocando (come fanno tutte le mode in odore di facile redenzione) ogni sussulto critico e affondando ancora in rada la scialuppa di salvataggio della scienza, quella che ci mette di fronte a dei fatti diversi dallo storytelling del markeTTing che così avvizzisce e assume meno valore delle ombre oltre lo Stige.

Grazie a metanalisi e revisioni di studi si scandiscono sottovoce delle verità che fanno svaporare il circo dell’illusione.


Il Journal of Nutrition (2015) e la Cochrane Database of Systematic Review (2012) sono sostanzialmente d’accordo nel concludere che IL THE VERDE O I SUOI ESTRATTI NON ESERCITANO EFFETTI STATISTICAMENTE SIGNIFICATIVI SUL PESO DI ADULTI SOVRAPPESO O OBESI.

L’american Journal of Clinical Nutrition (2013) mette in luce le possibilità offerte dalle catechine e dalla caffeina contenuti nel the verde sul dimagrimento e sul mantenimento del peso perso dopo una dieta, ma specifica che L’ASSUNZIONE DI THE VERDE RICCO IN CATECHINE E CAFFEINA HA MOSTRATO RISULTATI POTENZIALI PROMETTENTI SUL METABOLISMO ENERGETICO, MA TROPPO INFLUENZATI DA DIVERSE VARIABILI COME: assunzione abituale di caffeina, la matrice del pasto (pasti iperproteici inibiscono le catechine del the, mentre –solo nei topi – il saccarosio e l’acido ascorbico hanno dimostrato un effetto potenziante), dose delle catechine e composizione del the, etnia e predisposizione genetica agli effetti termogenici delle catechine. Tutte queste variabili possono ridurre la biodisponibilità delle catechine e della caffeina agendo sul loro assorbimento, trattamento, metabolizzazione, trasporto, incorporazione, escrezione: in ultima analisi, sulla perdita di peso.

CONCLUSIONE

Una tazza di the verde o classico è sempre un toccasana…per il gusto e la liturgia del momento. Ma sorseggiato nel salotto sanato dal virus dell’ammiccamento alla soluzione miracolosa.

Buon inizio anno!

 

BIBLIOGRAFIA

 J Nutr. 2015

Long-Term Supplementation of Green Tea Extract Does Not Modify Adiposity or Bone Mineral Density in a Randomized Trial of Overweight and Obese Postmenopausal Women.

Dostal AM, Arikawa A, Espejo L, Kurzer MS.

 

Nutr Hosp. 2014

[Effect of green tea or green tea extract consumption on body weight and body composition; systematic review and meta-analysis].

Baladia E, Basulto J, Manera M, Martínez R, Calbet D.

 

Cochrane Database Syst Rev. 2012

Green tea for weight loss and weight maintenance in overweight or obese adults.

Jurgens TM, Whelan AM, Killian L, Doucette S, Kirk S, Foy E.

 

Am J Clin Nutr. 2013

Catechin- and caffeine-rich teas for control of body weight in humans.

Hursel R, Westerterp-Plantenga MS.

 

 

 

GRANI ANTICHI O ANTICHE FURBIZIE…?

 

 

Per vincere la corsa allo share il marketing, si sa, dona il meglio di sé. E sfrutta con abile scaltrezza l’appiattimento del consumatore su un eterno passato vissuto nostalgicamente, soprattutto in campo alimentare. Su questa base si impasta la farina del consenso millantando l’equazione ANTICO = BUONO. E se l’antico latita? Lo si inventa. Creando un’anagrafe di “GRANI ANTICHI” buona per defibrillare le angosce di chi cerca la salvezza nel passato e sospinta da canti di gloria orfani di ogni credibilità sul piano storico e sul fronte di una presunta superiorità nutrizionale, come vedremo.

 

L’unico grano antico è il FARRO GONOCOCCO, che tra l’altro non è molto adatto per fare la pasta o il pane.

Quelli spacciati oggi come grani antichi sono in realtà varietà moderne del ‘900. Non c’è niente di geneticamente antico. E il Kamut® non fa eccezione.

Difatti il Kamut®, che non è il nome di una specie, ma un marchio commerciale registrato, è un parente molto stretto del grano duro (è un Triticum) e il suo vero nome è grano Khorasan, zona dell’Iran da cui proviene. Nulla a che vedere con la prosopopea mitologica dell’Egitto (la seducente leggenda narra che i suoi semi siano stati trovati nella tomba di un faraone egiziano). Non è mai stato un grano “dimenticato”. In realtà è sempre stato comune nei mercatini del Medio Oriente. Non ha avuto successo commerciale a causa delle sue scarse rese. Poi, la genialata commerciale e la mitopoiesi del grano antico del faraone. Con annessa “tassa sulla leggenda”: un chilo di semola costa circa un euro, contro un chilo di farina di Kamut® che costa 4-5 euro (6.40 € da Eataly on line). Nessuna proprietà nutritiva significativa e un alto tasso di glutine (questo per i celiaci).

Tanto si è speso sul suo “superiore” contenuto di minerali e vitamine, ma se facciamo un raffronto con della farina di frumento di tipo 00 vediamo che le differenze sono spesso minime e talora a vantaggio della farina di frumento (vedi i casi di magnesio e selenio, delle vitamine del gruppo B e della vit E). E le fibre, nel Kamut®, sono poco più di un’apparizione teofanica.

 

COSA SAPPIAMO DEL GRANO DI KHORASAN, AL SECOLO KAMUT®?

 

1.     è una delle decine di TRITICUM domesticati

2.     non ha particolari proprietà nutrizionali

3.     forse sconosciuto sia agli Egizi che ai Romani

4.     forse ibrido tra duricum e polonicum

5.     non adatto ai celiaci

 

Dunque liberi di acquistare il Kamut®, ma senza lo struscio della retorica agiografica del grano “antico”.

 

 

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA

D.Bressanini, Le bugie nel carrello, Chiarelettere 2010

Atti del seminario tenuto all'Opificio Golinelli, 2015: “L’illusione del cibo naturale”