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 a cura di Orazio Paternò
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L’illusionismo delle vitamine e degli antiossidanti

 

Quello dei multivitaminici e degli antiossidanti è uno dei bracieri sui cui tizzoni brillano una pletora di fumisterie pseudoscientifiche. Come ogni buon prodotto del marketing illusionistico si parte dalla scienza (“la vitamina X promuove l’assorbimento di calcio, la vitamina Y forma i coenzimi coinvolti nel metabolismo energetico, la vitamina Z funziona da antiossidante nella prevenzione del danno cellulare…”) per insinuare il semplice principio della dose-risposta: “Se le vitamine fanno bene, più ne prendo meglio sarà! Al limite, male non faranno”

Pare che il ragionamento non faccia una piega. A parole.

Purtroppo per gli spacciatori di pillole magiche l’organismo umano è un po’ più complesso di un semplice sillogismo. Prima di entrare nel cuore della ricerca faccio un esempio veloce. La frutta fa bene. Vero. Mangiatene 2 kg al giorno al giorno per due settimane e poi fate un esame dei vostri trigliceridi e dei vostri acidi urici. Ci penserete due volte prima di ingozzarvi di frutta, pur in buona fede.

Chiarito che uno scontato rapporto di causalità non è scontato nel modello umano, passiamo all’aspetto delle ricerche. In particolare a quelle citate con impettito orgoglio dai piazzisti in doppiopetto.

Ricordiamo che il mercato degli integratori crea un giro d’affari di 50 miliardi di euro all’anno. Un piatto troppo ricco per fare gli schizzinosi e distinguere tra buona e cattiva scienza. Sì, perché non sempre la scienza produce virtuosismi. E nell’ambito delle ricerche pubblicate bisogna fare dei distinguo. Ogni mese escono cinquemila riviste mediche. E’ difficile distillare le ricerche rigorose in questo mare. Però non scoraggiamoci, perché gli strumenti ci sono. Innanzitutto prendiamo con le pinze le ricerche condotte su animali o cellule in vitro. Gli animali hanno delle risposte fisiologiche che possono rivelarsi diametralmente opposte a quelle dell’uomo, mentre le cellule in vitro sono isolate dal complesso dell’organismo. Inoltre in vitro le cellule tumorali, per esempio, possono essere uccise da tutto, compreso il detersivo. Provate a prescrivere il detersivo come terapia anticancro!

Un esempio di cattiva informazione scientifica è quella di dare credito alla propria teoria attraverso la labile prova dell’ “esito surrogato” di una ricerca. E’ facile dimostrare che assumere della vitamina X ne aumenta il suo contenuto nel sangue. Bello, ma inutile se non si associano effetti positivi sulla salute. O, addirittura, non si riscontrano effetti negativi. L’esito surrogato da solo non dice niente. Assume dignità se corroborato da una letteratura medica orientata nella stessa direzione. Altrimenti può essere oro come princisbecco.

Anche le ricerche sugli animali hanno dei limiti molto seri: a) l’animale sperimentale è spesso figlio di consanguinei  b) i suoi tessuti sono in condizioni di rigido controllo fisiologico  c) il tessuto animale è molto diverso da quello umano   d) gli animali vengono esposti a mega dosi della molecola da studiare. Quantità che, rapportate all’uomo, risultano spropositate. Negli anni ’70 del secolo scorso l’esposizione degli animali a mega dosi e la correlazione dei risultati all’uomo ha creato dei falsi allarmismi come quello sulla saccarina condannata senza appello, allora, ad omicidio colposo per cancro.

Ciò che danneggia gli animali non danneggia necessariamente l’uomo. Potrebbe, ma è solo un punto di partenza.

Infine esiste il problema della selezione mirata. Ogni mese vengono pubblicati numerosi studi su uno stesso argomento, molti dei quali in contraddizione. E’ facile, dunque, cedere alla tentazione degli omissis: si selezionano solo gli articoli che dimostrano la nostra teoria. Gli altri nel cestino.

Anche Linus Pauling, nobel per la medicina, fu vittima dello stesso errore metodologico. Selezionava solo gli articoli favorevoli all’uso della vitamina C per prevenire il raffreddore (Pauling L (1971) The significance of the evidence about ascorbic acid and the common cold. Proc Natl Acad Sci USA 68:2678-2681). Gli studi contrari li derubricava per errori metodologici (gli stessi che affliggevano quelli favorevoli, tra l’altro) o non li citava del tutto.

Questa forma di selezione mirata da parte di Pauling venne resa pubblica da una ricerca svolta da Paul Knipschild, docente di epidemiologia all’università di Maastricht (Knipschild P,1994, Systematic reviews. Some examples. BMJ 309:719-721; Kleijnen J, ter Riet G, Knipschild P. Vitamin C and the common cold; review of a megadose of literature)

Quando l’argomento, come quello in questione, ha alle spalle una letteratura medica sconfinata cercare studio per studio è un’impresa di Sisifo. E’ meglio affidarsi al lavoro di staff di scienziati che selezionano gli studi meglio condotti metodologicamente passando al setaccio tutto ciò che la letteratura ha prodotto sino ad allora. Sono le cosiddette systematic review, o revisioni sistematiche. Un punto di riferimento autorevole, nelle systematic review, è lo staff della Cochrane Collaboration, gruppo di scienziati indipendenti che si occupano di mettere sotto la lente d’ingrandimento centinaia di studi pubblicati su determinati argomenti di natura medico-scientifica.

Le revisioni sistematiche ci permettono di vedere la luna e non il dito.

Quanto ai singoli studi, è sempre meglio selezionare quelli che, oltre al rigore metodologico, abbraccino un campione molto numeroso di soggetti.

 

Il marketing degli antiossidanti nasce dalla teoria dell’invecchiamento basata sui radicali liberi.

Brevemente, i radicali liberi sono sostanze altamente reattive votate all’attacco di cellule cattive (i batteri), o buone (il DNA o la parete interna delle arterie). Gli antiossidanti (tra cui alcune vitamine e minerali) sono i nemici naturali dei radicali liberi e li neutralizzano inglobandoli.

Appare già impropria la demonizzazione dei radicali liberi. Se alcuni sono dannosi, altri sono indispensabili alla sopravvivenza.

Non finisce qui perché la teoria che i radicali liberi siano alla base dell’invecchiamento e dei tumori è tutta da dimostrare. E’, appunto, ancora una teoria. Assumere antiossidanti come supplementi apre, invece, una serie di questioni:

·      Sono efficaci al pari di quelli di frutta e verdura?

·      Quali radicali liberi elimineremmo? Quelli buoni o quelli cattivi?

·      In un organismo complesso vale applicare tout court il principio dose-risposta? Cioè, più ne assumo, meglio è?

·      E’ vero che, comunque, male non fanno?

·      Le vitamine vengono inglobate dagli enzimi fino a saturazione. La quota in eccesso rimane libera nel sangue. Quali effetti produce?

 

La leggenda degli antiossidanti come panacea di tutti i mali nacque all’incirca venti anni fa, nell’ambito di una scienza poco attenta a una serie di variabili importantissime. Si osservò che chi consumava giornalmente frutta e verdura , ma anche chi assumeva antiossidanti in supplementi, tendeva a vivere più a lungo e a soffrire meno di cancro e di malattie cardiovascolari. Conclusione incoraggiante in un (apparentemente) semplice sistema di causa-effetto.

Cosa manca per rendere questo quadro più attendibile?

Per esempio, si è dimenticato di considerare che chi mangia frutta e verdura o assume di propria iniziativa integratori multivitaminici è una persona più sensibile al mantenimento della salute. Magari fisicamente attiva , che non fuma, sobria consumatrice di alcol, socialmente e professionalmente gratificata…

Variabili così importanti da sovvertire le conclusioni di uno studio se non considerate. Invece gli sponsor amici degli antiossidanti se ne sono infischiati nascondendo sotto il tappeto questi marchiani errori metodologici. Di contro hanno esibito come trofei i risultati degli “studi caso-controllo”, “studi coorte prospettici” e di esami del sangue che parevano andare tutti nella stessa direzione: un’alta quantità di beta-carotene*  nel sangue è associata ad un ridotto rischio di cancro.

Parallelamente, altri studi dimostravano che livelli elevati di un altro ossidante, la vitamina E, erano associati a meno problemi cardiovascolari.

 

Questi primi risultati in apparenza inconfutabili fecero da propellente per una serie di studi condotti in tutto il mondo sull’argomento. Ma meglio organizzati e più rigorosi. Le certezze cominciarono ad infrangersi, una ad una.

Partiamo dai primi singoli, ma rigorosi studi, che hanno fatto luce sulla supplementazione di certi antiossidanti.

Uno studio venne condotto in Finlandia, su 30.000 partecipanti ad alto rischio di cancro al polmone. Furono divisi in quattro gruppi: 1)  supplementato con beta-carotene  2) supplementato con alfa-tocoferolo (vitamina E)   3) supplementato con entrambi gli antiossidanti   4) senza alcuna supplementazione

Risultato: tra chi assumeva alfa-tocoferolo non si registrò una differenza di decessi per tumore al polmone rispetto a chi non lo assumeva. Ma fece registrare un numero maggiore di ictus. Il gruppo che integrava con beta-carotene mostrò un numero maggiore di decessi per cancro al polmone e infarto. Tuttavia, il gruppo che assumeva alfa-tocoferolo registrò qualche morte in meno per tumore alla prostata.

Un altro studio, noto per l’assonante acronimo CARET, che fa eco alle carote, appunto ricche di carotene, ha dato esiti ancora peggiori. Anzi, lo studio, condotto su 18.000 soggetti divisi in due gruppi, uno supplementato con beta-carotene e vitamina A e l’altro con placebo (pastiglie di zucchero) venne chiuso in anticipo. Motivo: chi prendeva gli antiossidanti aveva il 46% in più di probabilità di morire per cancro al polmone e il 17% in più di probabilità di morire per un’altra causa.

 

STUDIO CARET: chi prendeva gli antiossidanti aveva il 46% in più di probabilità di morire per cancro al polmone e il 17% in più di probabilità di morire per un’altra causa.

E ancora l’autorevole JAMA, su due numeri pubblicati nel 2005, mette in guardia dall’uso di supplementi di vitamina E nella prevenzione del cancro o nel trattamento di malattie cardiovascolari nelle donne (studio su 39.876 donne condotto tra il 1992 e il 2004). Non solo questo antiossidante è inefficace a tal fine, ma aumenta anche le probabilità di infarto in soggetti cardiopatici o diabetici.

Uno studio apparso su Nature, nel 1998, metteva in guardia da supplementazioni eccessive di vitamina C. Bastano 500 mg al giorno (contro i 60 raccomandati) per trasformarla da cane da guardia del DNA a cane d’attacco al DNA. A questa dose la preziosa vitamina, assunta in capsule, da antiossidante diventa pro-ossidante.

Sulla stessa lunghezza d’onda le revisioni sistematiche più aggiornate della Cochrane Collaboration: nella pubblicazione del 2003, esaminando gli studi condotti su più di 100.000 partecipanti si afferma che gli integratori a base di antiossidanti sono inefficaci o forse addirittura dannosi. Sicuramente dannosi sono risultati beta-carotene e retinolo in dosi farmacologiche somministrate in soggetti a rischio tumore al polmone (fumatori, lavoratori esposti all’amianto).

Inoltre gli antiossidanti sono inutili nel prevenire forme di cancro gastrointestinale. Anzi, aumentano la mortalità in generale.

Nella review dell’Ottobre del 2004, Cochrane ha passato al vaglio 20 studi clinici randomizzati con placebo e definiti di qualità eccezionalmente buona. I partecipanti agli studi erano 211.818. L’obiettivo era stabilire le proprietà preventive nei confronti del intestinale dei supplementi di beta-carotene, vitamina C, vitamina E e selenio.

Conclusione: i supplementi di antiossidanti non solo non prevenivano il tumore, ma incrementavano la mortalità. Solo il selenio ha mostrato qualche effetto preventivo, ma alcune crepe metodologiche hanno fatto scattare il beneficio del dubbio da dirimere in futuri studi clinici randomizzati.

Sempre la task force internazionale della Cochrane, nel 2008, ha pubblicato una revisione sistematica di studi randomizzati controllati con placebo sugli antiossidanti condotta su un totale di 232.550 partecipanti. Risultato: le compresse di vitamine antiossidanti (A, E, beta-carotene) non riducono la mortalità, anzi, possono aumentarla. Sospensione del giudizio sugli effetti preventivi di vitamina C e selenio nei confronti dei quali si attendono maggiori accertamenti. Quanto al selenio, una sua deficienza nell’uomo è estremamente rara (Katch & M Ardle).

Vitamina E e beta-carotene per prevenire la degenerazione maculare? Nemmeno. Così conclude una review ancora targata Cochrane del 1997 che ha coinvolto 23.099 partecipanti

Nell’Agosto del 2008 la revisione sistematica pubblicata sull’American Journal of Clinical Nutrition ci dice che l’integrazione di beta-carotene non è associata ad una diminuzione di rischio di sviluppo del cancro al polmone.

Nel 1999 la stessa rivista pubblicava una review ancora più caustica, nella quale l’integrazione di beta-carotene nei fumatori per prevenire il cancro al polmone veniva categoricamente sconsigliata perché aumentava le cause di morte sia generali che per il tumore in questione.

 

Cochrane Collaboration:

i supplementi di antiossidanti, come le vitamine A, E, beta-carotene, non solo non prevengono il tumore, ma incrementano la mortalità

 

 

Nel 2006 l’ American Heart Association Nutrition Committee metteva in evidenza che non solo I benefici degli antiossidanti e del selenio in capsule nei confronti del cuore non erano mai stati dimostrati, ma che, anzi, il beta-carotene aumentava i casi di tumore al polmone nei fumatori. Inoltre, alte dosi di vitamina E si associavano a maggiore rischio di infarto e di mortalità in generale. Sempre consigliate, invece, le fonti di antiossidanti vegetali.

 
American Heart Association Nutrition Committee:

il beta-carotene aumenta i casi di tumore al polmone nei fumatori; alte dosi di vitamina E si associano a maggiore rischio di infarto e di mortalità in generale

Una meta-analisi* pubblicata da Lancet nel 2003 con oggetto di indagine il beta-carotene ha messo in luce che la sostanza supplementata porta ad un piccolo, ma significativo, aumento di tutte le cause di morte, compresa quella di natura cardiovascolare.

 *meta-analisi: sintesi dei risultati nell’ambito di una rassegna sistematica

 

Ci siamo concentrati sugli effetti collaterali del beta-carotene e della vitamina E.

Vediamo anche gli effetti collaterali delle altre vitamine assunte a dosi elevate

 

Vitamina in dose elevata

Effetti collaterali

Vitamina C

Aumento dell’acido urico, ossidazione di tratti del DNA, irritazione della muco,a intestinale e diarrea. Distruzione della vitamina B12 in soggetti carenti di ferro

Vitamina B6

Epatopatia e danni nervosi

B2 (riboflavina)

Disturbi visivi

Acido nicotinico

Inibisce l’assunzione di acidi grassi da parte del cuore durante il lavoro fisico

Vitamina E

Oltre all’aumento di mortalità già visto, un suo eccesso produce anche emicrania, fatica, disturbi visivi e gastrointestinali, debolezza muscolare, ipoglicemia

Vitamina A

Effetti tossici sul sistema nervoso

Vitamina D

Effetti tossici sui reni

Katch & Mc Ardle, Fisiologia applicata allo sport, Casa Editrice Ambrosiana, 2001

Nota: Poiché la vitamina E è presente negli acidi grassi insaturi, è praticamente impossibile esserne carenti

   

Vitamine per gli occhi? Una leggenda della II guerra mondiale…

I Tedeschi non riuscivano a capire come i piloti Inglesi riuscissero a vedere gli aerei nemici da enormi distanze. Anche al buio. Ovviamente si avvalevano di una nuova invenzione, il radar. Per scongiurare il rischio che i Tedeschi lo scoprissero, gli Inglesi crearono una leggenda nutrizionista che resiste tuttora. Confezionarono la leggenda partendola un teorema plausibile, cioè che il carotene contenuto nelle carote viene trasportato agli occhi e trasformato in retinale, la molecola che percepisce la luce. Su questa base fu facile fare credere che le virtù visive dei piloti fossero frutto di abbuffate di carote.  

Vitamine e sport

Negli sportivi viene promosso con maggiore decisione il consumo di supplementi vitaminici, sempre sulla base di una logica deduttiva: chi fa sport consuma più benzina, più ossigeno e aumenta la produzione di prodotti tossici come i radicali liberi responsabili dell’invecchiamento e dei danni muscolari da allenamento I radicali sono disattivati dalle vitamine. Dunque, se lo sportivo vuole rallentare i danni da radicali deve aumentare il consumo di antiossidanti.

Già Katch e Mc Ardle (“Alimentazione nello sport, Casa Editrice Ambrosiana, 2001) ci dicono che

 

“Le vitamine partecipano ripetutamente ai processi metabolici e quindi il loro fabbisogno non differisce tra atleti e soggetti sedentari”

e ancora…

“…per coloro che vanno incontro a un elevato dispendio energetico a causa dell’attività fisica non esiste la necessità di ricorrere a integrazioni vitaminiche”

Inoltre lo sportivo non migliora solo le prestazioni di cuore e muscoli, ma anche quelle del sistema antiossidante rendendolo adeguato a fronteggiare la maggiore produzione di radicali liberi

 
“Più di 40 anni di ricerche non sono state in grado di dimostrare un effettivo ruolo dell’integrazione vitaminica nel migliorare la performance, o perlomeno le capacità prestative, nel corso di allenamenti strenui per soggetti nutriti adeguatamente”

(Katch e Mc Ardle)


 

L’idea dell’inutilità della supplementazione vitaminica negli sportivi viene portata avanti da studi pubblicati su importanti riviste mediche:

- Due gruppi di studio : un gruppo trattato con placebo e l'altro con 1000 mg vitamina C e 300 mg di RRR-alpha-tocopheryl acetate. Risultato : gli antiossidanti non hanno mostrato alcun beneficio nel limitare il danno muscolare post esercizio, né benefici sui tempi di recupero

Antioxidants did not prevent muscle damage in response to an ultramarathon run.
Med Sci Sports Exerc. 2006 Jan;38(1):72-80.

 

-Due gruppi di studio : uno trattato con placebo e uno con vitamina C ed E (500-1000 mg o UI al giorno, 4 settimane prima della mezza maratona). Risultato : la supplementazione non ha dato differenze nella concentrazione ematica post gara di markers quali creatin kinasi, mioglobina e malondialdeide.

Effect of Vitamin C and E supplementation on biochemical and ultrastructural indices of muscle damage after a 21 km run.
Int J Sports Med. 2002 Jan;23(1):10-5.

 
-   
Una recente review (2009) pubblicata su Sports Medicine si è occupata di valutare l’effetto preventivo della supplementazione di vitamine C ed E nei confronti del danno muscolare post allenamento e dello stress ossidativo. Conclusione: a dispetto di un certo effetto protettivo delle due vitamine, la loro supplementazione ad alte dosi negli atleti e nella popolazione in generale viene sconsigliata. Soprattutto per l’aumento della mortalità correlata ad un consumo a lungo termine di integratori di vitamina E.

McGinley C, Shafat A, Donnelly AE., Does antioxidant vitamin supplementation protect against muscle damage? Sports Med. 2009;39(12):1011-32

 

Conclusione

Si è partiti da una banale osservazione (bassi livelli di antiossidanti nel sangue) e si è fatta una correlazione (maggiore incidenza di cancro e cardiopatie) individuando un meccanismo plausibile che giustificasse l’uso delle vitamine per prevenire queste tremende malattie. Ma non si sono fatti i conti con l’oste. Quando, infatti, gli antiossidanti sono stati somministrati come integratori non solo non si sono registrati benefici, ma è aumentata la probabilità di morire.

 

Allora, perché è sempre così fiorente il mercato dei multivitaminici?

Sarà banale, ma la potenza di fuoco mediatico delle aziende farmaceutiche non ha rivali. Non produce fatturato pubblicizzare i risultati reali dei dati sperimentali sugli antiossidanti. E’ sempre redditizio, invece, puntare tutto su una pillola che allunga la vita, previene tumori e cardiopatie. Cambiare il proprio stile di vita è la vera ipoteca sul futuro. Ma non ha appeal. E’troppo complicato e faticoso. Meglio l’illusionismo delle imposture in pillole.

* Beta-carotene: provitamina antiossidante, da cui deriva la vitamina A. E’ responsabile del colore tipico delle carote

 

Bibliografia

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Ben Goldracre, La cattiva scienza, Bruno Mondatori, 2009

Katch, Katch & Mc Ardle , Alimentazione nello sport, Casa Editrice Ambrosiana, 2001

Katch, Katch & Mc Ardle , Fisiologia applicata allo sport, Casa Editrice Ambrosiana, 2001